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    • Avviare un’attività commerciale su Internet in Italia: gli aspetti legali (III)

      Proseguendo nell’analisi della normativa italiana sul commercio elettronico, con particolare riferimento al decreto legislativo 70/2003, si prenderanno ora brevemente in esame le disposizioni di cui agli articoli 12 (informazioni dirette alla conclusione del contratto) e 13 (inoltro dell’ordine) del provvedimento citato, per poi passare all’esame delle disposizioni sui contratti a distanza conclusi dai consumatori contenute nel Codice del consumo (decreto legislativo 206/2005).

      Con riguardo alla conclusione dei contratti del commercio elettronico, l’art. 12, comma 1, del decreto 70/2003 prevede innanzitutto che – oltre alle informazioni generali obbligatorie già illustrate (art. 7), agli obblighi informativi previsti per specifici beni e servizi nonché a quelli stabiliti dal Codice del consumo in tema di contratti a distanza – il prestatore di un servizio della società dell’informazione, salvo diverso accordo tra parti che non siano consumatori, debba fornire in modo chiaro, comprensibile e inequivocabile, prima dell’inoltro dell’ordine da parte del destinatario del servizio, le seguenti informazioni:

      a) le varie fasi tecniche da seguire per la conclusione del contratto;

      b) il modo in cui il contratto concluso sarà archiviato e le relative modalità di accesso;

      c) i mezzi tecnici messi a disposizione del destinatario per individuare e correggere gli errori di inserimento dei dati prima di inoltrare l’ordine al prestatore;

      d) gli eventuali codici di condotta cui aderisce il prestatore del servizio e come accedervi per via telematica;

      e) le lingue a disposizione per concludere il contratto oltre all’italiano;

      f) l’indicazione degli strumenti di composizione delle controversie.

      Quanto sopra non è d’altronde applicabile ai contratti conclusi esclusivamente mediante scambio di messaggi di posta elettronica o comunicazioni individuali equivalenti (art. 12, comma 2).

      Si prevede altresì che le clausole e le condizioni generali del contratto proposte al destinatario debbano essere messe a sua disposizione in modo che gli sia consentita la memorizzazione e la riproduzione (art. 12, comma 3).

      La violazione degli obblighi di cui all’art. 12 appena esaminato comporta l’applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria di cui all’art. 21 del provvedimento, cui si è già accennato in un precedente contributo.

      Occorre evidenziare altresì che, ai sensi dell’art. 13, comma 1, del decreto legislativo 70/2003, le norme sulla conclusione dei contratti previste in generale per i contratti del mondo “reale” si applicano, naturalmente, anche nei casi in cui il destinatario di un bene o di un servizio della società dell’informazione inoltri il proprio ordine per via telematica.

      La disposizione, limitandosi ad un generico rinvio alle “norme sulla conclusione dei contratti”, non risolve d’altro canto i rilevanti problemi legati alla formazione dell’accordo telematico.

      Vale la pena dunque richiamare a questo proposito quanto imposto agli Stati membri dell’Unione europea dall’art. 9, par. 1, della direttiva 2000/31/CE, di cui il decreto 70/2003 costituisce attuazione in Italia, secondo cui “Gli Stati membri provvedono affinché il loro ordinamento giuridico renda possibili i contratti per via elettronica. Essi, in particolare, assicurano che la normativa relativa alla formazione del contratto non osti all’uso effettivo dei contratti elettronici e non li privi di efficacia e validità in quanto stipulati per via elettronica”.

      Il considerando 34 della direttiva recita inoltre che “Gli Stati membri dovrebbero adeguare le parti della propria legislazione relative soprattutto ai requisiti di forma che potrebbero ostacolare il ricorso ai contratti per via elettronica. L’esame delle legislazioni che richiedono tale adeguamento dovrebbe essere sistematico e comprendere tutte le fasi e gli atti necessari alla formazione del contratto, compresa l’archiviazione del medesimo. Il risultato di tale adeguamento dovrebbe rendere possibili i contratti per via elettronica. L’effetto giuridico delle firme elettroniche è disciplinato dalla direttiva 1999/93/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 1999, relativa a regole comunitarie sulle firme elettroniche”.

      Per quanto riguarda la disciplina italiana relativa al documento informatico e alle firme elettroniche, occorre oggi rifarsi essenzialmente al Codice dell’Amministrazione digitale (decreto legislativo 82/2005), secondo il quale (art. 20) il documento informatico da chiunque formato, la registrazione su supporto informatico e la trasmissione con strumenti telematici conformi alle regole tecniche previste sono validi e rilevanti agli effetti di legge. L’idoneità del documento informatico a soddisfare il requisito della forma scritta è liberamente valutabile in giudizio, tenuto conto delle sue caratteristiche oggettive di qualità, sicurezza, integrità ed immodificabilità.

      Sempre secondo il Codice dell’Amministrazione digitale, il documento informatico sottoscritto con firma elettronica qualificata o con firma digitale, formato nel rispetto delle regole tecniche previste, che garantiscano l’identificabilità dell’autore, l’integrità e l’immodificabilità del documento, si presume riconducibile al titolare del dispositivo di firma e soddisfa comunque il requisito della forma scritta, anche nei casi previsti, sotto pena di nullità, dall’articolo 1350, primo comma, numeri da 1 a 12 del codice civile.

      Ai sensi dell’art. 13, comma 2, del provvedimento sul commercio elettronico, inoltre, salvo differente accordo tra parti diverse dai consumatori, il prestatore del servizio deve altresì, senza ingiustificato ritardo e per via telematica, accusare ricevuta dell’ordine del destinatario.

      Detta ricevuta deve contenere un riepilogo delle condizioni generali e particolari applicabili al contratto, le informazioni relative alle caratteristiche essenziali del bene o del servizio e l’indicazione dettagliata del prezzo, dei mezzi di pagamento, del recesso, dei costi di consegna e dei tributi applicabili.

      L’ordine e la ricevuta si considerano pervenuti quando le parti alle quali sono indirizzati hanno la possibilità di accedervi (art. 13, comma 3).

      Le disposizioni di cui ai commi 2 e 3 dell’art. 13, appena illustrate, non si applicano però ai contratti conclusi esclusivamente mediante scambio di messaggi di posta elettronica o comunicazioni individuali equivalenti (art. 13, comma 4).

      Deve rilevarsi inoltre come la violazione dell’art. 13 non comporti l’applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria di cui all’art. 21 del provvedimento.

      Occorre infine ricordare che, ai sensi dell’art. 11, il decreto sul commercio elettronico non si applica a:

      a) contratti che istituiscono o trasferiscono diritti relativi a beni immobili, diversi da quelli in materia di locazione;

      b) contratti che richiedono per legge l’intervento di organi giurisdizionali, pubblici poteri o professioni che implicano l’esercizio di pubblici poteri;

      c) contratti di fideiussione o di garanzie prestate da persone che agiscono a fini che esulano dalle loro attività commerciali, imprenditoriali o professionali;

      d) contratti disciplinati dal diritto di famiglia o di successione.

      Nel prossimo contributo, come già accennato, si prenderanno in esame le disposizioni dettate dal Codice del consumo in materia di contratti a distanza, espressamente fatte salve dal decreto sul commercio elettronico, nonché altre disposizioni rilevanti dettate dal Codice predetto a tutela del consumatore on-line.


      Il presente scritto non comporta la costituzione di un rapporto di
      consulenza legale con il lettore. Nessuno deve pertanto agire in base alle
      informazioni fornite senza una consulenza legale professionale riferita al caso
      specifico.


      Copyright 2007 Giuseppe Briganti – tutti i diritti riservati


      Avvocato in Urbino – Curatore www.iusreporter.it
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