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    • Avviare un’attività commerciale su Internet in Italia: gli aspetti legali (I)

      Avviare un’attività commerciale on-line in Italia comporta la necessità di rispettare, oltre che le norme che regolano l’attività commerciale in generale e le altre norme rilevanti del nostro ordinamento giuridico, anche quelle disposizioni che nel corso degli ultimi anni hanno inteso disciplinare specificamente il commercio elettronico.

      Iniziamo dunque a esaminare brevemente le disposizioni che più da vicino interessano il commercio elettronico, anche con riferimento al mondo dell’adult.

      Con riguardo innanzitutto agli aspetti amministrativi dell’e-commerce, occorre ricordare che l’art. 18 del decreto legislativo 114/1998 stabilisce che la vendita al dettaglio per corrispondenza o tramite televisione o altri sistemi di comunicazione è soggetta a previa comunicazione al Comune nel quale l’esercente ha la residenza, se persona fisica, o la sede legale. L’attività può essere d’altronde iniziata decorsi trenta giorni dal ricevimento, da parte del Comune, della predetta comunicazione.

      La mancata osservanza di un tale obbligo di previa comunicazione al Comune, sempre secondo il decreto citato, comporta l’applicazione di una sanzione amministrativa consistente nel pagamento di una somma da euro 2.582 a euro 15.494. In caso di particolare gravità o di recidiva, il sindaco può inoltre disporre la sospensione dell’attività di vendita per un periodo non superiore a venti giorni; in caso di svolgimento abusivo dell’attività, il sindaco ordinerà la chiusura immediata dell’esercizio di vendita.

      Rilevante in materia è poi il decreto legislativo 70/2003, di attuazione in Italia della direttiva europea sul commercio elettronico, la quale detta una disciplina su alcuni aspetti del commercio elettronico comune a tutti i Paesi membri dell’Unione europea.

      Ai fini del provvedimento, per servizi della società dell’informazione si intendono le attività economiche svolte on-line nonché qualsiasi servizio prestato normalmente dietro retribuzione, a distanza, per via elettronica e a richiesta individuale del destinatario.

      L’articolo 3 del decreto sul commercio elettronico introduce il principio in base al quale il controllo dei servizi della società dell’informazione deve essere effettuato all’origine dell’attività. I servizi della società dell’informazione forniti da un prestatore stabilito sul territorio italiano devono dunque conformarsi alle disposizioni nazionali applicabili; senza che ciò possa d’altra parte limitare la libera circolazione dei servizi della società dell’informazione provenienti da soggetto stabilito in un altro Stato membro dell’Unione europea.

      L’articolo 6 del decreto ora in esame pone inoltre l’importante principio dell’assenza di autorizzazione preventiva, stabilendo che l’accesso all’attività di commercio elettronico e il suo esercizio non possono essere soggetti, in quanto tali, ad autorizzazione preventiva o ad altra misura di effetto equivalente, fatte salve le disposizioni sui regimi di autorizzazione che non riguardano specificatamente ed esclusivamente i servizi della società dell’informazione o i regimi di autorizzazione nel settore dei servizi delle telecomunicazioni.

      Ciò posto, il successivo art. 7 del decreto legislativo 70/2003 stabilisce le informazioni generali obbligatorie che devono essere fornite dal soggetto che svolge attività di commercio elettronico ai suoi utenti.

      La disposizione in parola prevede infatti che il prestatore del servizio, in aggiunta agli obblighi informativi previsti per specifici beni e servizi, debba rendere facilmente accessibili, in modo diretto e permanente, ai destinatari del servizio medesimo e alle autorità competenti, le seguenti informazioni:

      a) il nome, la denominazione o la ragione sociale;

      b) il domicilio o la sede legale;

      c) gli estremi che permettono di contattare rapidamente il prestatore e di comunicare direttamente ed efficacemente con lo stesso, compreso l’indirizzo di posta elettronica;

      d) il numero di iscrizione al repertorio delle attività economiche, REA, o al registro delle imprese;

      e) gli elementi di individuazione nonché gli estremi della competente autorità di vigilanza qualora un’attività sia soggetta a concessione, licenza od autorizzazione;

      f) per quanto riguarda in particolare le professioni regolamentate (come definite dall’art. 2 del decreto): 1) l’ordine professionale o istituzione analoga, presso cui il prestatore sia iscritto e il numero di iscrizione; 2) il titolo professionale e lo Stato membro in cui è stato rilasciato; 3) il riferimento alle norme professionali e agli eventuali codici di condotta vigenti nello Stato membro di stabilimento e le modalità di consultazione dei medesimi;

      g) il numero della partita IVA o altro numero di identificazione considerato equivalente nello Stato membro, qualora il prestatore eserciti un’attività soggetta ad imposta;

      h) l’indicazione in modo chiaro ed inequivocabile dei prezzi e delle tariffe dei diversi servizi della società dell’informazione forniti, evidenziando se comprendono le imposte, i costi di consegna ed altri elementi aggiuntivi da specificare;

      i) l’indicazione delle attività consentite al consumatore e al destinatario del servizio e gli estremi del contratto qualora un’attività sia soggetta ad autorizzazione o l’oggetto della prestazione sia fornito sulla base di un contratto di licenza d’uso.

      Il prestatore del servizio è tenuto a mantenere aggiornate le informazioni di cui sopra.

      In tema di informazioni, deve altresì ricordarsi quanto disposto per le società tenute all’iscrizione nel registro delle imprese dall’art. 2250 del codice civile, applicabile anche all’attività on-line, secondo il quale negli atti e nella corrispondenza delle società soggette all’obbligo dell’iscrizione nel registro delle imprese devono essere indicati la sede della società e l’ufficio del registro delle imprese presso il quale questa è iscritta e il numero d’iscrizione; il capitale delle società per azioni, in accomandita per azioni e a responsabilità limitata deve essere negli atti e nella corrispondenza indicato secondo la somma effettivamente versata e quale risulta esistente dall’ultimo bilancio.

      Le violazioni degli obblighi di informazione posti dal decreto sul commercio elettronico, appena illustrati, salvo che il fatto costituisca reato (nel qual caso si applicheranno le sanzioni penali), sono punite con il pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria da 103 euro a 10.000 euro. Nei casi di particolare gravità o di recidiva i limiti minimo e massimo della sanzione sono raddoppiati.

      Nel prossimo articolo proseguiremo l’esame del decreto sul commercio elettronico trattando, in particolare, la disciplina da esso riservata alle comunicazioni commerciali e allo spamming.

      Il presente scritto non comporta la
      costituzione di un rapporto di consulenza legale con il lettore

      Copyright Giuseppe Briganti


      Avvocato in Urbino – Curatore
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