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    • Il Decreto Landolfi

      COME INTERPRETARE SIBILLINE DICITURE?
      QUALI PROSPETTIVE?


      PREMESSE

      Il Decreto Landolfi, entrato in vigore lo scorso marzo, ha risolto molte problematiche ma ne ha lasciate insolute almeno altrettante e su molti temi vi sono difficoltà interpretative tuttora in attesa di una “interpretazione autentica”.

      Si presume che chi legge abbia la disponibilità del testo, che comunque può trovare cliccando qui

      Alcune innovazioni del Decreto sono chiare e positive come la legittimazione dell'uso delle numerazioni a valore aggiunto per l'accesso a particolari aree internet;

      altre parti della norma sono invece molto negative sia per i webmaster e gestori di call center, sia per gli stessi utenti: per esempio il limite di spesa massimo a 12,50 euro + iva (applicato anche alla rete mobile?) è un tetto che penalizza molto anche l'utente finale il quale spesso deve effettuare più chiamate/connessioni spendendo in definitiva anche di più per i tempi di attesa tecnici necessari ma che non sono parte del servizio effettivamente fruito;
      altre norme sono invece ancora tutte da interpretare ed il dubbio su tali interpretazioni e sulle modalità di realizzazione crea problemi non indifferenti.

      Per questo motivo il sottoscritto, quale rappresentante di associazioni di categoria, ha chiesto ed ottenuto riunioni di lavoro con un rappresentante del Ministero, un Vice Questore e con altri addetti ai lavori per tentare di migliorare il migliorabile, di interpretare al meglio e con chiarezza quanto oscuro.
      L'iter è ancora in corso e non si prevede breve ma in questo articolo cercherò di spiegare quali siano stati i dubbi interpretativi, quali le critiche, quali le proposte fatte al Ministero e seguiremo sempre insieme gli sviluppi man mano che ci saranno novità.
      La prima cosa da fare è quella di proporre quelle parti del Decreto che apparivano degne di attenzione, esaminando i brani di testo di interesse e poi commentandoli uno per uno.

      Data la lunghezza del lavoro, questo verrà suddiviso un più sezioni, cominciamo con la

      PARTE PRIMA

      La disciplina sulla telefonia mobile
      Nelle premesse del Decreto, fra l'altro si afferma che "i servizi mobili si caratterizzano per un uso strettamente personale dell’apparato terminale, protetto dall’utilizzo di un codice personalizzato (PIN) segreto, che il ricorso alle carte prepagate assicura limiti di spesa soggettivamente definiti e che la disponibilità di un blocco selettivo di chiamata tramite un codice personalizzato (PIN) costituisce uno strumento efficace per la tutela dell’abbonato;" alla luce di tali premesse appare ingiustificato che anche per il telefono cellulare si proponga una disciplina cautelativa che limita la spesa di ciascuna chiamata anche da telefono mobile. Se è la stessa norma che definisce il Pin uno strumento efficace per la tutela dell'abbonato non si vede il motivo per aggiungere un ulteriore tutela. Detto questo ad oggi la prevalente interpretazione permane invece in senso restrittivo: anche per la telefonia cellulare il limite di spesa per chiamata o per connessione (GPRS/GSM) è fissato inderogabilmente ad un massimo di 12,50 + iva.

      La questione della abilitazione e disabilitazione
      All'art. 1 del corpo del testo del Decreto, definendo il blocco selettivo di chiamata, si usa un espressione molto equivoca " l'opzione che consente di sbloccare, ovvero di bloccare,..."

      Per consentire a ciascun utente di decidere se chi ha accesso all'apparecchio telefonico/modem possa o meno utilizzare numerazioni a valore aggiunto la norma prevede un Pin col quale il titolare dell'utenza può configurare a suo piacimento l'apertura o la chiusura a tali servizi e questo è un aspetto positivo. Il problema è che il testo mette prima la parola sbloccare e poi la parola bloccare con il che può ragionevolmente temersi che la Telecom interpreti come a suo tempo per il 144: tutti gli accessi sono bloccati di default e l'utente deve richiedere e conoscere un Pin per sbloccare! questo sarebbe un vero dramma ed una vera ingiustizia perchè il diritto primario è quello di aver disponibile un servizio con opzione di rinunciare a tale diritto e non il contrario; un eventuale blocco preventivo porrebbe l'Italia in condizione di inferiorità rispetto a tutti gli altri operatori di mercato europei visto che difficilmente si vincerebbe la pigrizia degli utenti per convincerli ad ottenere ed utilizzare il codice di sblocco.

      La vendita di beni è permessa?
      Nella precedente disciplina l'uso delle numerazioni a valore aggiunto era rigorosamente limitata alla vendita di servizi con espresso divieto alla vendita di prodotti. L'art. 3 prevede" le tipologie di servizi a sovrapprezzo" ed alla lettera "e" si cita espressamente la "vendita di prodotti e servizi".

      Si può dedurre che deve quindi intendersi abrogato il divieto di vendere prodotti certamente con riferimento a loghi, suonerie, programmi software e simili, ma direi anche con riferimento anche ad altre tipologie di prodotti (mazzi di carte? amuleti? piccolo hardware?...)

      I servizi erotici sono permessi o vietati?
      La legge 650 del 23 dicembre 1996 vietava tassativamente con le parole "Sono vietati i servizi audiotex ed internazionali che presentino forme o contenuti di carattere erotico, pornografico od osceno" e, siccome il Decreto Landolfi non poteva abrogare una legge (ma solo altri Decreti) è stata apposta una dicitura che si presta ad interpretazioni. Infatti all'art. 4 lettera "i" si prescrive che le informazioni o prestazioni fornite tramite i servizi a sovrapprezzo " non presentano forme e contenuti a carattere pornografico, salvo all'adozione di un sistema di controllo specifico e selettivo, od osceno" .
      Apparentemente viene ribadito lo stesso concetto ma se si esaminano bene i due testi a confronto si nota che:

      1. il divieto di contenuti "a carattere erotico" non è più presente, essendo ribadito invece solo il termine pornografico ed osceno;
      2. la dicitura non è più tassativa perchè l'espressione "salva l'adozione di un sistema..." limita il divieto ed anzi rende lecito il tipo di servizio se siano poste adottate alcune precauzioni.



      Quindi la norma, che si ripete, non poteva essere abrogata, è stata interpretata ma questa interpretazione non è affatto chiara e non è certo scritta in un buon italiano.
      Intanto la frase correttamente doveva essere scritta: "non presentano forme e contenuti a carattere pornografico od osceno, salva l'adozione di un sistema di controllo specifico e selettivo".
      Fatto l'aggiustamento sintattico rimane il grande dubbio su quale sia il sistema di controllo specifico e selettivo da adottarsi per rimuovere il divieto di contenuti a carattere pornografico.

      Una mia proposta che è al vaglio del Ministero e che verbalmente è stata ritenuta ragionevole, è che:

      1. i servizi erotici (cioè allusivi e soft, intriganti ma non pornografici) sono fornibili senza l'adozione di speciali stratagemmi.
      2. I servizi più hard possono essere forniti purchè nel messaggio di accoglienza sia espressamente e chiaramente indicata la tipologia del contenuto e sia fatto espresso invito a chi si ritenga offeso o leso nel pudore da tali contenuti, ad astenersi dal proseguire: le stesse cautele adottate già oggi per la diffusione di audiovisivi pornografici.



      il seguito di questo articolo sarà pubblicato la prossima settimana

      Avv Amedeo DI Segni
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